IL CINEMA: UN LIBRO DI IMMAGINI (E VISIONI)

Parafrasando Bob Dylan, non c’è bisogno di un meteorologo per capire da che parte soffia il vento o che tempo farà domani. Presentando la selezione dell’anno scorso, si osservava come in un mondo nel quale i segni nefasti si addensavano implacabili sul presente, la scelta delle immagini attraverso le quali provare a raccontare la nostra presenza in esso non poteva che essere politica e poetica. Quei segni che premevano ieri alle soglie della nostra percezione del cinema – e da noi accolti come chiave di interpretazione del reale – oggi sono la nostra realtà quotidiana.
E ancora: l’anno scorso ribadivamo la nostra fiducia nella validità della lezione rosselliniana per continuare a lavorare sulle e con le immagini, e oggi – finalmente! – possiamo inserire il nome del maestro fra gli autori presentati dalla Settimana internazionale della critica di Venezia. The
Rossellinis, diretto da Alessandro Rossellini, nostro evento di chiusura, rimette al centro della discussione critica e teorica la necessità di un cinema “impuro” (nell’accezione di Bazin) in grado di dialogare con il presente e la Storia. Un filo rosso che siamo orgogliosi di intrecciare con la nostra storia ultratrentennale. Poter celebrare questa trentacinquesima edizione della SIC è in sé un evento epocale. Dopo avere vissuto tutti insieme uno dei momenti più drammatici di sempre del nostro Paese, il cinema e la cultura si mettono in gioco per offrire un segnale di rinascita concreto. Un ringraziamento sentito va alla Biennale, al presidente Roberto Cicutto, al direttore generale Andrea Del Mercato e al direttore artistico Alberto Barbera per questa scelta così coraggiosa.

Il cinema, godardianamente un libro di immagini (nessuno è più rosselliniano di Godard), è anche un contenitore di visioni, come ci ricorda The Book of Vision, il nostro evento di apertura diretto da Carlo S. Hintermann. Fra le opere prime scelte per il concorso, film calati nel presente e proiettati verso il futuro: Lituania, Messico, Stati Uniti, Danimarca, Ucraina, Turchia e tanta Italia.

Cinema che rifiuta il conforto delle forme note e del consenso.
La commissione di selezione – composta da Paola Casella, Simone Emiliani, Beatrice Fiorentino e Roberto Manassero – ha visionato ben 475 opere prime, 35 in più rispetto all’anno scorso.

Ogni titolo delineava percorsi possibili e mutualmente esclusivi. Capire dove e come la Settimana internazionale della critica intendeva collocarsi politicamente ed esteticamente è stata una riflessione fondamentale. Abbiamo così scelto titoli capaci di raccontare il presente, il mondo e la Storia attraverso un cinema libero (ossia non sedotto dalla sua stessa mitologia); abbiamo scelto film che potessero ripensare le forme del racconto popolare in piena deriva populista e contemporaneamente abbiamo cercato di individuare sguardi e nomi per un possibile cinema del
domani.

Perché, in fondo, è questa la vera sfida. Roberto Rossellini, per il suo progetto di film su Karl Marx, pensava a un titolo magnifico: “Lavorare per l’umanità”. Ecco: il cinema che ci piace è quello che lavora al servizio dell’umanità con le armi del cinema. Delle immagini, delle visioni, della poesia. Oggi più che mai.

Giona A. Nazzaro
Delegato generale Settimana internazionale della critica di Venezia